TAEG e normativa comunitaria

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TAEG E NORMATIVA COMUNITARIA : Se il TAEG pattuito in contratto è diverso dal TAEG effettivamente applicato, quid iuris?

Commento dell’Avv. Francesco Roli alla Sentenza del 25/01/2016 emessa dal Giudice di Pace di Buccino e riferimenti alla normativa comunitaria in materia.

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Una delle tante irregolarità che posso emergere nell’analisi econometrica dei contratti di natura bancaria e finanziaria è data dalla rilevazione di una differenza sostanziale nella misura del TAEG pattuita nel contratto ed in quella concretamente ed effettivamente applicata dall’istituto di credito.

 

Nel caso sottoposto al Giudice di Pace di Buccino (clicca qui per il testo integrale della sentenza) , il TAEG convenuto in contratto era del 11,12 % mentre quello applicato risultava del 13.93%.
Il TAN pattuito era del 10,20 % mentre quello applicato era del 10,69%.

Nell’analisi della controversia, Il Giudice richiama alcuni importanti riferimenti comunitari in materia di protezione del Consumatore nei contratti stipulati con un Professionista:

– la Direttiva CEE n. 93 del 5/4/2013 (poi modificata dalla Direttiva CEE 2529 dell’ 11/5/2005)

– la Decisione della Corte di Giustizia delle UE del 15/3/2012, C540/10.

Le Direttive citate hanno ad oggetto la regolamentazione delle pratiche commerciali messe in atto dal “professionista” nei confronti del “consumatore”, con particolare riferimento alle possibili clausole “abusive” o che integrano la c.d. “pratica commerciale ingannevole”.

 

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La ratio che sottende l’emanazione di queste norme è quella di evitare che il “consumatore” debba subire, da parte del “professionista”, l’accettazione di clausole commerciali che lo inducano in errore e che non avrebbe sottoscritto se avesse conosciuto la reale portata delle stesse.

 

Nel pronunciarsi sul caso di specie, e facendo riferimento sia alla normativa nazionale sia a quella comunitaria, il Giudice di Pace afferma che qualora il finanziatore applichi un TAEG in misura diversa e più alta rispetto a quella pattuita in contratto, la clausola di riferimento deve considerarsi nulla.

In particolare, la Decisione della Corte di Giustizia sopra citata, dichiara che una pratica commerciale consistente nel menzionare in un contrato di credito un TAEG inferiore a quello effettivamente applicato e verificato deve essere qualificata come “ingannevole” ai sensi dell’art. 6, paragrafo 1), della Direttiva CEE 2529 dell’11/5/2005.

Nell’invocare l’applicazione della normativa comunitaria, inoltre, il giudice afferma il principio secondo il quale “il giudice nazionale” è tenuto a disapplicare la clausola contrattuale affetta da nullità ed a sostituirla, qualora l’ordinamento lo consenta, con una clausola sostitutiva (come potrebbe essere quella dell’art. 1419 c.c..)

Nel prevedere la nullità della clausola, infine, il Giudice di Pace ha previsto come sanzione l’applicazione dell’art. 117, comma 7 del TUB.
Circa quest’ultimo aspetto l’Avv. Francesco Roli non sembra del medesimo avviso…

 

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